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Facciata L'imponente
facciata settecentesca è divisa verticalmente da cornicioni in
due ordini sovrapposti sormontati da timpano, mentre
orizzontalmente è in sei grandi specchi divisi da lesene, dei
quali quattro per le nicchie dei Santi e due per il portale ed il
solenne finestrone. Sull'alta
fascia basale in granito sono il bel portale lineare e le nicchie
per i Santi Zeno e Carlo. Più alte sono le altre due per S. Maria
Maddalena e S. Eurosia, allineate col finestrone di semplici ed
eleganti linee. Il timpano è fiancheggiato da due vasi e
sormontato al centro dalla statua dell'Immacolata. L'architetto
è Paolo Bianchi (1780) mentre Carlo Martinelli è lo scultore
delle statue (1780). La
chiesa è stata costruita dal parroco don Carcano nel 1776,
ultimata dal parroco don Carlo Guaitani (1780). Restauri
di conservazione sono stati eseguiti nel 1940 e nel 1980. La
statua di S. Carlo è stata offerta dai sacerdoti, quella di S.
Zeno dai parrocchiani, quella di S. Eurosia dai contadini, quella
di S. Maria Maddalena dai barcaroli e quella dell'Immacolata dalle
donne col ricavo della filatura del lino nelle giornate festive. L'altezza
della facciata è di Interno Dal
primo sguardo l'impressione è che questa sia una cattedrale. La
profondità della chiesa, l'altezza, l'architettura serena,
verticale. La luminosità indisturbata da sovraccarico di
decorazioni, stucchi statue e pitture, l'unica navata dove è il
trionfo delle linee, le due tazze che rompono il soffitto a botte,
il solenne presbitero alto sulla gradinata, i matronei
ornamentali, la monumentalità degli organi sostenuti da classiche
tribune, le cappelle laterali sobrie e nascoste chiuse da leggere
cancellatine in battuto, il pavimento di marmo, tutto dà il senso
di maestosità. Se
proprio vuoi trovare un difetto, nota che la testa dell'abside e
del coro è piccola in proporzione al corpo della grande navata. Ti
puoi accorgere che l'edificio ha subito un prolungamento per
eseguire il quale nel 1936 sono state chiuse due finestre per
concedere al pittore di disegnare a cassettoni la volta. Avrà
guadagnato l'affrescatura, ma si è spenta la luminosità del
tempio. Tutta
l'unica navata s'innalza verticalmente coperta da volta a botte
fino a metri 20, e si allarga a portare una prima tazza alta metri
25, poi continua restringendosi alle dimensioni dell'ingresso e
arricchendosi di matronei festosi e composti; si riallarga per una
seconda tazza prima di restringersi al presbitero dove tocca i Le
dimensioni in larghezza: superate le piccole cappelle del
battistero a sinistra e della Madonna di Caravaggio a destra, la
chiesa si allarga in corrispondenza della prima tazza e dar spazio
agli altari della Madonna del rosario e di S. Antonio in metri
18,75. Sotto l'originale festone dei matronei sono ricavate
quattro cappelle e la larghezza è di metri 12.10. Si allarga
ancora in transetto per sostenere la seconda tazza e far posto
agli altari del Sacro Cuore e di S. Giuseppe. Imponenti
e armoniose sono le cantorìe sui fianchi del presbiterio.
L'architettura è di un teatro settecentesco veneto con matronei
per famiglie nobili, costruito nel 1777-1778, su disegno di Paolo
Bianchi. La
chiesa fu prolungata dal 1886 al 1890 su disegno dell'architetto
Maciacchini con una imponente cupola. Disastroso fu il crollo (5
Luglio 1890). Su progetto dell'architetto Cesare Nava fu
ricostruito il prolungamento. La festa di benedizione è del 23,
24, 25 Ottobre 1897, già innalzati anche gli altari del Sacro
Cuore e di S. Giuseppe eseguiti da Martinetti. La
superficie precedente il prolungamento era di metri quadri 480 e
fu raggiunta quella di 900. Monsignor
Favalli, ultimò l'opera di abbellimento dal 1936 e al 1942 quando
il Vescovo Cazzani venne a consacrare la chiesa, eseguiti
affreschi, pavimento in marmo, riordino dell'organo e degli
altari. Toccò
al parroco don Valli la sistemazione del presbiterio secondo le
nuove regole liturgiche nell'anno 1974. Altezza
della tazza: metri 25. Altezza
della cupola: metri 32. Altezza
della volta a botte: metri 20. Altezza
del campanile: metri 42. Lunghezza
totale della chiesa: metri 68. Lunghezza
del transetto: metri 18,75. Larghezza
navata: metri 12,10. Pavimento e
zoccolatura È
stato eseguito nel 1940 dalla ditta Pelmi di Verona. Fu strappato
il pavimento in cotto offerto dal marchese Gian Battista D'Adda
nel 1870 e su strato di calcestruzzo è posato il nuovo di marmo
rosso di Verona, ricco di disegni geometrici. Il pavimento del
presbitero è realizzato dalla ditta Comana di Bergamo nel Vetrate La
più antica è quella dell'Immacolata, cotta a fuoco con tinte
forti nel 1897 e trasportata del catino dell'abside, nel 1940
ampliata con l'aggiunta dei santi Zeno ed Omobono dalla ditta
Corvaga e Bazzi di Milano, sopra il portale d'ingresso. Fu
restaurata dalla ditta Cristiani di Crema nel 1981. Le altre
quattro vetrate a mezzaluna sono realizzate nel 1939 dalla ditta
Corvaga e Bazzi con cornici di frutta e fiori di reminiscenza
cinquecentesca e coi simboli dei titolari degli altari che
sovrastano: frumento ed uva per l'Eucarestia, covone di frumento
per S. Giuseppe, l'albero di rose per Scoppiata
la polveriera nel 1947 le vetrate di destra vanno in frantumi e
sono rifuse nel 1949. Una tromba d'aria nel 1967 fa cadere le
vetrate di destra che la ditta Bontempi di Brescia sostituisce
comprese quelle di sinistra, realizzando 144 antini di vetro
cattedrale tabacco smerigliato rilegato in trafilato di piombo,
illuminando un po' la chiesa già troppo oscura. Altro intervento
di restauro necessita nel 1981. Acquasantiere Sono
dello scultore Bruno Bendoni. Di marmo pregiato con sfumature di
viola variegate da striature bianche. Sostenute da piedistalli in
marmo di Carrara. Eseguite nel 1946. Via Crucis Offerta
dal prevosto Favalli e collocata nel Marzo 1940. È opera in
terracotta di Guglielmo Michieli veneziano residente a
Pizzighettone dal 1924. Sembra che Favalli l'avesse commissionata
per Gazzuole dove era parroco. Infatti molti paesaggi
rappresentati ricordano il paese gonzaghesco, i suoi portici. Banchi Sono
stati acquistati ed offerti dalla popolazione nel 1962. Pulpiti Sono
opera dell'architetto Carlo Amati del 1809, che stava lavorando a
Milano per realizzare la facciata del duomo. Su
due tribune eseguite nel 1936 su disegno del Nava è stato
trasportato l'organo dal fondo della chiesa, riordinato dalla
ditta Rotelli-Varesi di Cremona e collaudato nel 1937 da don
Antonio Concesa, ed i maestri Vincenzo Germani di Cremona e
Arnaldo Bambini di Verolanuova. Ha avuto ripetuti restauri dalla
ditta Arturo Pedrini nel 1952. Presbiterio Superata
una maestosa gradinata in marmo rosso di Verona arriviamo in
presbiterio. Vasto, da pontificali, affiancato dalle portacantorie
rinascimentali eseguite su disegno del Nava, con quattro nicchie
per i busti settecenteschi in rame argentato portareliquie, chiuso
in alto dalle due serie di canne. La
custodia dell'eucarestia con l'alzata in cui è incastonato il
tabernacolo costruito dai fratelli Paleni di Bergamo sempre su
disegno del Nava, in marmi ornati da bronzi, inaugurato l'otto
Dicembre 1904. Sostituito il tabernacolo disegnato dal prof. Carlo
Amati architetto della facciata del duomo di Milano e l'altare
disegnato dal prof. Giuseppe Levati che aveva affrescato il
palazzo D'Adda, realizzati nel 1801. Il
tabernacolo ha la porticina d'argento sbalzato rappresentante il
profeta Elia invitato dall'Angelo a mangiare il Pane che rinforza.
È del settecento. Originali
sono le due statue di S. Zeno e di S. Carlo in rame sbalzato ed
inargentato ottocentesche, nello stesso stile dei paramenti,
pallio, candelieri e ferule, ricchi di vetri colorati, restaurate
nel 1974. La
riforma liturgica del dopo concilio ha richiesto tutta una
ristrutturazione: fu rifatto il pavimento, demolito il tempietto
collocato sull'altare nel 1927, utilizzato il basamento per gli
attuali amboni, tolte le balaustre, ridimensionati i gradini,
realizzata una nuova mensa utilizzando il pallio in rame argentato
ottocentesco con l'ultima cena restaurato nel 1974, proveniente
dalla bottega dell'argentiere Broggi di Milano. L'attuale
custodia dell'Eucarestia è stata arricchita da tre bassorilievi
in marmo dello scultore cremonese Ferraroni, rappresentanti L'arcibanco
in stile rinascimentale è del 1937 eseguito da Attilio Biffi; su
disegno e direzione del professor Bellotto di Treviglio con
intarsi della ditta Cassani ed intagli di Secondo e Pino
Tacchinardi-Milanesi di Castelleone. Gli
specchi d'intarsio del dossale rappresentano l'Immacolata, con
Regina della Scala che offre il disegno della chiesa, S. Omobono
patrono della diocesi, e S. Zeno che ridona la vista alla figlia
di Gallieno, il quale dal trono porge al Santo la corona d'oro. Cappelle laterali di
sinistra Si
allineano le cappelle laterali ad arricchire di arte il tempio e
di devozione le comunità. Lo
studio delle cappelle e degli altari è interessante non solo per
motivo artistico, ma ancor più per la conoscenza delle devozioni
della comunità. Cappella del Battistero; Una
cancellata in ferro battuto ci introduce. Maestosa è la vasca in
marmo rosso di Carrara eseguita nel 1940, sormontata da tempietto
coperchio a custodia degli Oli santi, intagliato in legno
massiccio con la scultura del battesimo di Gesù. Il
pittore Miolato, reduce da Erbezzo e S. Sebastiano in Cremona, nel
1940 esegue l'affresco. Il vescovo Cazzani il 20 Ottobre 1940
inaugura i lavori. La
tela qui collocata è citata nella Visita pastorale del 1819. La
precedente vasca battesimale settecentesca è ora collocata in
giardino della casa parrocchiale. La
riforma liturgica richiede la celebrazione del battesimo in luogo
ben evidenziato; ma questa cappella si mantiene come richiamo al
fondamentale sacramento della vita cristiana. Un
bel mestolo settecentesco è dote antica; il servizio dei vasetti
degli oli santi è stato offerto in occasione del battesimo di
Memeo ed il piviale bianco con lo stemma di Cassano e le immagini
dell'Immacolata e S. Luigi sono ricavati dalla bandiera della
Congregazione nel Altare della Madonna del Rosario Il
maestoso altare di marmo, come il dirimpettaio di S. Antonio, è
innalzato nel 1780 dalla Confraternita del Rosario su disegno di
Paolo Bianchi e realizzato da Giacomo Marchesi e Stefano Albrizio
marmorini di Como, per lire 5.000. Gli
angeli sovrastanti le alte cornici del frontespizio sono in
terracotta: opera del Sevesi, eseguiti nel 1780 e laccati in
bianco, con gusto discutibile nel 1823. La
primitiva statua della Madonna era un manichino vestito con manto
prezioso che servì a realizzare il paramento liturgico in seta
rossa di piviale pianeta e continenza eseguito da Solivari di
Lodi. Una
statua in legno della bottega di Val Gardena fu offerta nel 1935
dalla signora Cernuschi. Viene esposta nel mese del Rosario sotto
un baldacchino offerto da mons. Favalli, e portata in processione
fino al Ora,
a sostituire la statua, è collocata una seta dipinta raffigurante
Veniva
"alzata" per grande solennità o per richiesta di devoti
con particolari cerimonie e offerta. Il dipinto, ormai dimenticato
in soffitta, fu restaurato da Marcello Bonomi e riordinato in
cornice nel 1965 e restituito al suo altare per il quale era nato
nel 1780. La
tela del Cristo morto del 1685 è stata acquistata nel 1965,
restaurata e qui collocata a dare colore. La
mensa ed i gradini dell'altare sono riordinati dallo scultore
Ferraroni di Cremona nel 1967. Fu incorporato all'altare il pallio
in scagliola dipinta originale del settecento di buona esecuzione. È
murata, a ricordo di riconoscenza, a lato dell'altare, una lapide
per Luigi Corsini e Giuseppina Legnani coniugi, insigni
benefattori della parrocchia nel 1935. Cappella delle reliquie Questa
cappella è stata ricavata dall'area della sacrestia della chiesa
del 1380, addossata al campanile di Regina della Scala, nel 1776
per la custodia e venerazione delle reliquie dei Santi. Nel
1837 mentre il prevosto Capredoni riordina la chiesa, la famiglie
Ragazzoni, generosi benefattori commercianti in legnami, offre di
costruire ex novo l'altare in marmo dedicandolo al Crocefisso, che
viene benedetto il 18 Aprile. I registri di amministrazione
parrocchiale segnano due rate di pagamento: 450 lire nel Maggio, e
I
tempi cambiano e si modificano gusti e devozioni. Nel 1943 il
prevosto Favalli restituisce le reliquie dei Santi a questa sede.
In tre custodie, centrale e laterali, sotto grate metalliche, in
reliquiari artistici settecenteschi in legno ed in metallo, in
forma di urne, palme, busti, teche, vengono esposte alla
venerazione dei fedeli le numerose reliquie di martiri e santi che
formano religioso tesoro della chiesa. Nelle
grandi nicchie trovano sistemazione i reliquiari già appartenenti
sia alla chiesa parrocchiale come gli altri già proprietà della
chiesa francescana di S. Antonio. Quattordici reliquiari sono a
forma di palma, noti
che qui hanno reliquie: Agata,
Agnese, Alessandro Sauli, Alfonso, Armando, Ambrogio, Anna,
Andrea, Angela Merici, Antonio abate e Antonio da Padova,
Aquilino, Bartolomea Capitanio, Bartolomeo apostolo, Basilico,
Benedetto, Bernardo, Bernardino, Biagio, Camillo, Carlo, Celso,
Dionigi, Domenico, Elisabetta, Felice, Felicita, Filippo,
Francesco, Francesca, Ignazio, Lucia, Lucio, Luigi, Maddalena,
Margherita, Marco, Maurizio, Mauro, Matteo, Nazaro, Omobono,
Orsola, Paolo, Pietro, Pio, Rocco, Roberto, Sebastiano, Simone,
Silvestro, Stefano, Sisto, Teresa, Tommaso, Valentino, Vincenzo,
Zeno. Abbiamo
anche tre frammenti della S. Croce di cui uno sistemato in un
prezioso ostensorio ambrosiano del 1600. Sono
di particolare valore i quattro busti in legno argentato del
settecento. L'altare è tutto in marmo bianco in stile neoclassico
con sarcofago mensa che richiama, intonatissimo, il concetto della
sepoltura. Il gradino sovrastante la mensa è ornato da bronzi. Cappella di Santa Rita da Cascia Costruito
nella cappella disegnata dall'architetto Nava nel 1897 ed eseguito
su disegno del Martinetti per la somma di lire 3290 offerta dalla
famiglia Tarchini e dalla signora Luigia Rusca nipote di don
Giuseppe Rusca. Linea
classica cinquecentesca realizzata con stucco e l'aggiunta di
intagli in legno di rami di rose negli anni 1947 per soddisfare il
gusto dolciastro di devote che sostituiscono il titolare primitivo
con S. Rita. Era l'altare della S. Famiglia con una buona copia di
quel capolavoro coreggiesco del Barocci (1528-1612) conservato in
Pinacoteca Vaticana "il riposo della S. Famiglia". Detta
copia ora si conserva in sacristia. L'altare è in cemento e
stucco; ai capitelli sono quattro piccoli busti e sul paliotto è
raffigurato il trionfo della croce. Il
Miolato nel Le
devozione a S. Rita a Cassano è nata nel 1947 da un gruppo di
pellegrine al santuario di S. Rita in Torino con il vicario don
Mario Bassi, che al ritorno richiedono che anche tra noi si
alimenti la devozione allora in grande diffusione alla Santa degli
impossibili. Viene
scolpita la statua dal bergamasco Giosué Marchesi, collocata dopo
solenne processione nella nicchia scavata ed ornata per
l'occasione il 22 Maggio 1948. Altare Sacro Cuore. L'altare
in stucco. Innalzato
nel 1898 su disegno dell'architetto Nava e offerto dall'ing.
Pietro Rusca. La mensa dell'altare in marmo è stato aggiunto da
mons. Favalli e consacrato dall'amministratore apostolico nel
1943-1944. Nel
1954 i parrocchiani offrono in occasione della messa d'oro del
parroco il tabernacolo in argento dotato di sicurezza, dato che a
questo altare si conservava l'Eucarestia. La
statua del S. Cuore è di scarso valore artistico. La devozione al
S. Cuore è stata potenziata in parrocchia dal prevosto mons.
Milani e trovò il periodo più vissuto tra le due grandi guerre
mondiali, documentato dalla affluenza alla Comunione di ogni primo
venerdì del mese. Le balaustre in marmo sono un'aggiunta del
1943. Cappelle laterali di destra
Cappella della Madonna di Caravaggio Nella
prima cappella di destra c'è uno stupendo gruppo statuario di
marmo di Candoglia acceso di rosato; rappresenta l'apparizione
della Madonna a Caravaggio. Osservate
come l'artista coglie il colloquio celestiale: Maria, ritta in
atteggiamento di sovranità materna, dà risalto alle parole di
conforto e di missione divina col gesto della mano destra alzata.
Giovannetta, prostrata in umile posa, preme le mani sul petto,
quasi a frenare i battiti del cuore commosso. Il viso, lo sguardo,
le labbra semiaperte dicono il rapimento nell'ascolto della voce
di Maria. Il gruppo è un ottimo esemplare settecentesco: barocco
sobrio, composto, religioso, che ha mantenuto tutti i suoi valori
svestito della retorità e teatralità. Il paludamento, la severità
degli atteggiamenti, il grassoccio gonfiore dei volti e delle mani
si è ricomposto dopo i contorcimenti discutibili del seicento.
Donde venne a Cassano questo gruppo? Il prevosto Favalli ha
cercato nello scultore bergamasco Fantoni morto nel L'amministrazione
del santuario di Caravaggio nell'anno 1717 commissiona allo
scultore Stefano Sanpietro un complesso di 6 statue da collocare
sull'altare maggiore: si tratta di quattro statue raffiguranti le
virtù e due L'opera
è quindi da attribuirsi al Melone, visto che ha ricevuto il
compenso maggiore, e, addirittura la vedova del Sanpietro
restituisce all'amministrazione del santuario il denaro ricevuto
come acconto. Nel 1737 si sta sistemando l'altare maggiore del
santuario. La composizione delle sei statue è provvisoriamente
collocata nell'area del santuario su un basamento di legno in
attesa di definizione di tutto il complesso architettonico del
presbitero e dell'altare. I fedeli sono orientati anche alla
devozione a questa rappresentazione monumentale. Al momento di
decidere la definizione architettonica dell'assieme, vengono
accettate le quattro statue delle virtù collocate tra le colonne
del tempietto sovrastante l'altare, ma vengono scartate quelle
rappresentanti Quale
il motivo? Sottentrò un nuovo progetto di sistemazione
architettonica che richiedeva un fastigio ispirato al baldacchino
berniniano che non concedeva spazio alla collocazione della
Madonna che sembrava più opportuno destinare in uno scurolo sul
luogo dello sgorgare della fonte miracolosa? Non si volle
accettare una immagine di marmo in sostituzione di quella in legno
che nel 1710 il Capitolo vaticano aveva insignito di corona d'oro?
Non si seppe rinunciare alla possibilità di una immagine da
rivestire con manti preziosi e con il pettorale d'oro ornato di
106 brillanti, 250 diamanti, 125 rubini, trafugato da Napoleone?
Sottentrò l'idea che una immagine di freddo marmo fosse meno
adatta alla devozione anche se più atta all'ornamentazione? Gli
Annali del Milani affermano che l'amministrazione del santuario
decise di vendere parte della composizione marmorea: le quattro
statue delle Virtù trovarono collocazione in santuario dove
tuttora si ammirano, e quelle della Madonna e Giannetta arrivarono
a Cassano. Ecco come andarono le cose: 1749:
si stanno facendo opere importanti a Cassano: "Fatto che fu
di vivo sasso lo sperone del traghetto, che prima era costrutto di
pallificata, quivi eretta la cappelletta, nella quale stanno
riposte le due statue di M.V. di Caravaggio e della B. Giovannetta:
dono entrambe dell'illustrissimo sig. marchese Erba, questore
delegato delle acque, che le comperò dal santuario di Caravaggio,
ove dovevano essere collocate, si diede principio, mediante
l'opera dell'illustrissimo sig. marchese D. Febo D'Adda, alla
costruzione di un ponte magnifico sull'Adda in vece del Porto, che
prima era. Fu questo disegno dell'ingegnere Delegato delle acque
sig. Bernardo Maria Robecco e fu a spese ratealmente degli ill.
signori interessati del pedaggio sig. marchese D'Adda,
eccellentissima Casa Visconti di Brignano... e sig. D. Pompeo
Porro". Il
gruppo marmoreo era stato dunque collocato in una cappelletta
presso il traghetto. Quattro anni dopo, il 5 Ottobre 1753, grande
festa per la benedizione della cappella. Invece di invitare il
prevosto, furono invitati i Cappuccini, creandosi un motivo di più
per polemiche tra il Clero della parrocchia e i frati. 1791:
la cappella è restaurata da devoti. Ma le guerre napoleoniche
devastano il luogo sacrato da grande devozione dei fedeli. 1818:
si ricostruisce la cappelletta, ma il gruppo della Madonna e
Giovannetta è già stato ricoverato in chiesa parrocchiale nella
stessa cappella dove si trova tuttora, sacrificata nello spazio
semibuio di destra, dato che al centro è aperta la porta che
comunica con il vicolo dei morti. 1927:
il parroco Sansoni chiude la porta e colloca al centro della
cappella il gruppo marmoreo. 1967:
il parroco Valli orna di marmi la cappella sollevando su basamento
studiato dallo scultore Ferraroni di Cremona le due statue tanto
venerate. Altare di S. Antonio da Padova La
devozione a S. Antonio da Padova a Cassano è documentata da anni.
Nella chiesa parrocchiale precedente il 1776 il Santo aveva già
un altare. Con la costruzione della nuova, quello dirimpettaio L'altare
è certamente dell'architetto che ha progettata la chiesa. La
statua del Santo è opera di ottima fattura settecentesca in cotto
come lo sono gli angeli sovrastanti l'altare. Erano in cotto
rosso. In tempo successivo con gusto discutibile furono laccati in
bianco. È opera dello scultore Sevesi. Una
tela rappresentante A
ricordare la storia di questo altare è la lapide del Pio Luogo di
S. Maria dei Poveri (confraternita già citata dal 1400) con dote
di terreni offerti dalla famiglia Porro. Cappella dell’Addolorata La
devozione all'Addolorata è antica a Cassano. Negli Annali del
Milani si legge che il prevosto Settala acquista la statua
dell'Addolorata che ancora si conserva nella sacristia alta (ma è
manichino che si vestiva!) con ampio preziosissimo manto da cui il
prevosto Favalli ha ricavato il paramento prezioso di color
violaceo. C'era pure il Cristo morto dello stesso periodo, statua
in legno di buona fattura che restaurato nel 1969 è esposto dal
venerdì santo e sabato santo per il bacio dei fedeli. Era
importantissima la processione dell'Entierro al Venerdì santo,
per le vie del borgo, di sapore spagnolesco. Nel
1949 il prevosto Favalli pensava ad una cripta da eseguirsi sotto
l'altare maggiore quale sacrario dei caduti di guerra e cappella
invernale. Fu in detta programmagione che fece eseguire dallo
scultore Piero Ferraroni di Cremona l'attuale gruppo monumentale
della pietà, ripetendo in grande scala il bozzetto del 1400
attribuito al Bigarelli che ora si conserva nel museo del
seminario di Cremona. L'opera
fu realizzata in tre parti scomponibili per ragioni pratiche di
processioni: l'Addolorata col Cristo morto, S. Giovanni e S. Maria
Maddalena. Il Ferraroni l'aveva pensata in legno bianco smaltato
per essere in stile con la destinazione di cripta per i caduti. La
popolazione, visto il parere negativo della commissione diocesana
per la realizzazione di detto progetto, chiese che il pittore
Susini dipingesse l'opera. Il gruppo fu benedetto dal vescovo
Cazzani il 28/X/1948. La cappella è ornata da due tele nelle
pareti laterali rappresentanti Cristo che incontra Cappella di S. Francesco Era
la cappella di S. Luigi Gonzaga con l’altare e la statua
regalala da mons. Desirelli nel 1898 su disegno dell'arch. Nava
realizzato dal Martinetti. L’altare è di stucco con quattro
medaglioni dei santi Agostino e Monica. Si
riuniva qui il circolo S. Luigi fondato dallo stesso Desirelli,
che esprimeva la devozione con le sei domeniche di S. Luigi e la
processione della prima domenica di Settembre, coi giovani di leva
a portare la statua del patrono. Rallentatasi
la devozione a S. Luigi, fu sostituita dall'altra a S. Francesco
d'Assisi che vantava una tela settecentesca, oggi in sacristia,
raffigurante l'impressione delle stigmate, a sua volta rimpiazzata
con il più popolare gruppo ligneo scolpito in valle Gardena e
offerto dalle Terziarie francescane nel 1935. II
pittore Miolato ha affrescato sulle pareti laterali nel 1941 i
Santi patroni d'Italia: S. Francesco e S. Caterina e i patroni del
Terz'Ordine francescano: Ludovico ed Elisabetta d'Ungheria. Il
palliotto rappresenta il trionfo della croce. La
devozione a S. Giuseppe è di recente proposta. Esiste
nell'oratorio di S. Dionigi una cappella dedicata a S. Giuseppe
affrescata dal Veronese con una tela attribuita al Montaldo. Qui
il prevosto Milani istituisce Nel
1898 con il prolungamento della chiesa su progetto dell'architetto
Cesare Nava, viene fatto spazio per gli altari del S. Cuore e di
S. Giuseppe. Con
la generosità dei fedeli e soprattutto del sig. Tarchini si
realizza l'altare di S. Giuseppe. Non
ci si meravigli se la vetrata sovrastante l'altare porta i simboli
eucaristici: c'è da ricordare che ci fu una sostituzione dei
titolari: si sono invertiti gli altari tra il S. Cuore e S.
Giuseppe per rendere più comodo dalla sacristia il portarsi
all'altare del S. Cuore per la distribuzione delle Comunioni dato
che l'altare del S. Cuore era l'altare per la conservazione dell'Eucarestia. La
statua di S. Giuseppe è in legno. Sono state sistemate le
balaustre in marmo da mons. Favalli. L'altare
è di scarso valore artistico, realizzato in cemento e stucchi. Un meraviglioso
polittico L’opera
pittorica più antica e preziosa che a Cassano merita di essere
conosciuta è certamente il polittico cinquecentesco conservato
nell’abside della chiesa prepositurale. Lettura del polittico Nella
cornice cinquecentesca le tavole sono distribuite in tre ordini
sovrapposti. Partiamo dalla cimasa che incornicia la figura del
Padre eterno e fiori. Nel
centro del primo ordine di figure è Nel
secondo ordine di figure, la centrale Nascita di Gesù, vegliata
dai santi vescovi Agostino e Ambrogio. Bellissimo lo sfondo
leonardesco delle tre tavole, componibile sotto la cornice che
distingue i tre soggetti. Il
terzo ordine di tavole che costituisce il piedestallo del
polittico raffigura Gesù con dodici apostoli. Sui
quattro riquadri che scompongono detta sacra conversazione, sono
descritti i Santi Bernardino, Gerolamo, Stefano e Francesco. Sul
polittico c’è la firma del Fasolo allievo di Leonardo Da Vinci,
scritta in caratteri arabescali formanti frangia del manto della
Vergine. Bernardino
Fasolo fa parte di quella cerchia di pittori lombardi che,
trasferitisi a Genova, dominarono l’arretrato ambiente pittorico
genovese nel primo venticinquennio del XVI secolo. Figlio
di Lorenzo, egli giunse probabilmente a Genova col padre da Pavia,
dove era nato nel 1489. Coro
della Chiesa Parrocchiale Dovete
sapere che c'era una volta a Milano una chiesa dedicata a S. Marta
di proprietà della Confraternita di S. Marta, soppressa con legge
di Giuseppe II, il re sacrestano, nella seconda metà del
settecento. Questa chiesa aveva un meraviglioso coro ligneo opera
dei Cavana famosi intagliatori di legno, così afferma il Milani. Ma
mi pare che questa affermazione possa essere almeno contestata
dallo studio delle formelle che conserviamo. Infatti i Cavanna
Angelo e Giacomo, lodigiani, sono del secolo XVIII. Si conservano
di loro intagli a palazzo Clerici ed a palazzo Perego e Stanga
(ora Radice-Fossati) in Milano. Ma
i nostri lavori non sono del settecento, bensì opere del
cinquecento, e quindi attribuibili certamente ad altro artista. Dunque,
tutta la chiesa fu messa all'asta, e tutte le suppellettili sacre.
Fu così che sul mercato si trovava in vendita anche il bellissimo
coro di Santa Marta. I
Cassanesi avevano appena terminata la costruzione della attuale
chiesa parrocchiale. Dovevano
ultimare la dotazione e le rifiniture. Tra le altre cose mancanti
era anche il coro. Ottima
era l'occasione di comperare un'autentica opera d'arte. Si fecero
i dovuti passi presso le autorità che tutelavano e condizionavano
le entrate e le uscite dell'amministrazione dei beni
ecclesiastici. Ecco
cosa scrive il Milani nei suoi Annali: siamo al 1786: «Vari
progetti ebbero il loro esito, luogo, o parte, nell'anno in cui
siamo, a beneficio della parrocchia e del paese. Il primo fu la
provvista di un bel coro della chiesa nuova. Alle
suppliche del sig. Prevosto e degli amministratori della chiesa,
umiliati al consiglio di governo, a sua eccellenza il ministro
plenipotenziario, già pervenuto in Cassano e ben disposto dai
buoni uffici del medesimo sig. prevosto, sotto il giorno 7 Agosto
num. 2157 e 3533 "Inerendo il Supremo Consiglio di governo
alla rappresentazione dei amministratori dei Vacanti di Porta
Ticinese Casiraghi e Veneziani, approva che si rilascino alla
parrocchia di Cassano sopra Adda li 19 stalli, il lettorino, le
tre barelle e la tavoletta della soppressa Confraternita di S.
Marta per l'offerta prezzo di lire 700, e che li rimanenti 16
stalli si rilascino gratuitamente alla parrocchia di Macallo, in
vece dell'altro assegno fatto con precedente prescritto". Con
questo decreto e con sì tenue prezzo che fu duopo offerire per
arrestare il fervore di altri concorrenti, fece la chiesa nostra
l'acquisto del maestoso coro, che il più bello ritrovar non potea
e il più confacente alla vaga sua architettura, e all'ampiezza
del sito, con un lettorino che solo di gran lunga supera il prezzo
suddetto. Il
bellissimo drago che sta sotto il lettorino, come tutti li altri
intagli, vengo assicurato essere opera del celebre Cavana». Mi
presi la briga di visitare Maccallo per trovare le formelle
gemelle del nostro coro, e non trovai nessuna indicazione! Il
coro fu quindi trasportato a Cassano con ulteriore spesa e dai
fratelli Messaggi egregiamente adattato alla curvità del luogo. Nel
registro della Confraternità del SS. Sacramento, all'anno 1788,
leggo: «A Carlo Stoppa per altrettante pagate al Regio
amministratore de vacanti nella provvista delli dicianove Stalli,
lettorino, tre barelle, schienali, e tavolette, lire 145». Dunque
a Cassano le 19 formelle intagliate furono collocate nella
ricostruzione del coro, e rimasero fino a quando non furono
rimosse per il prolungamento della chiesa alla fine
dell'ottocento. L'architetto Macciacchini, innalzata la cupola
maestosa sul presbitero nuovo, assistette al crollo dolorosissimo
per tutti, della chiesa prolungata. Sotto le macerie furono
sepolte anche le formelle del coro con il lettorino. Se ne
salvarono soltanto tre. L'architetto
Nava, nel risorto tempio, ricollocò i resti gloriosi del coro di
S. Marta. Infatti l'ottimo artigiano cassanese Biffi costruì in
stile cinquecentesco il coro ed incastonò le tre formelle rimaste
negli stalli centrali. Leggiamole
insieme: —
la prima racconta la resurrezione di Lazzaro. S. Marta campeggia
al centro della composizione mentre Gesù, alla destra, comanda la
resurrezione a Lazzaro che riprende vita. Studio
perfetto dell'anatomia del morto che riprende vita; —
la seconda racconta il leggendario sbarco di S. Marta in Provenza.
Su uno sfondo di tempesta sul mare e di naufraghi, la solennità
serena della Santa che guida i compagni al porto; —
la terza racconta l'uccisione del fantastico drago. Marta è
accanto al santo vescovo Frontone ed è attorniata dal popolo di
Tarascona, mentre il mostro si dibatte nell’agonia. Peccato che manchino tutte le altre formelle che costituivano un meraviglioso ciclo di scultura lignea che raccontava tutta la leggenda della Santa.
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