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Pagina 1 In nome di Dio amen. Il
giorno 30 Giugno 1412 dopo Cristo, indizione quinta[1].
Nel palazzo porte Giove(?) e più precisamente nella stanza da letto
dell’illustre principe ed eccelso signor Duca Filippo Maria (il Germanico?)
signore di Milano, Vescovo di Pavia e signore di Cremona etc. etc. il
valente uomo Pietro Sardena, castellano del Castello di Cassano sopra la
riva dell’Adda, alla presenza del nominato signore, in ginocchio, per se
stesso per gli eredi discendenti all’infinito promise e solennemente giurò.
Sul santo Vangelo egli
giurò, venendo corporalmente toccate le scritture con le mani, all’illustre
signore e magnifico signor Duca Filippo Maria, signore di Milano, Vescovo di
Pavia e Signore di Cremona etc., presente di persona e disposto ad accettare per
sé e per i propri eredi e discendenti che si sarebbero succeduti nel Ducato il
già citato Pietro, che fedelmente, diligentemente e con attenzione avrebbe
custodito, mantenuto e conservato il
succitato Castello di Cassano secondo l’onore e il nobile stato del prima
citato illustre capitano, signore Filippo Maria e degli eredi
e successori suoi nel Ducato e, mancando questi per razza e carica,
sarebbe stato fedele ai figli del Visconte Antonio signore e capitano e
successivamente sarebbe stato agli ordini del magnificentissimo signore che per
nome e dinastia sarà stato eletto tra gli eredi da stabilirsi nel di lui
testamento e secondo la sua ultima volontà.
Il castellano del
Castello di Cassano, Pietro Sardena, giurò inoltre che non avrebbe dato
ospitalità nello stesso Castello a dei banditi, a ribelli o nemici
dell’amatissimo signore. Inoltre nel Castello stesso avrebbe accolto tutti gli
armigeri che sarebbero dovuti essere accolti e che a lui stesso avrebbe mandato
l’amatissimo signore.
E
non avrebbe affidato il Castello, né
lo avrebbe consegnato nelle mani di
alcuno, se non glielo avesse scritto l’amatissimo già citato signore. Inoltre
Pietro giurò solennemente che si sarebbe attenuto
e avrebbe obbedito agli ordini dell’eccellentissimo signor Duca e dei
suoi predetti successori.
E ancora giurò che da
questo momento e per sempre lui, Pietro, e
i suoi eredi discendenti all’infinito sarebbero stati riverenti, ubbidienti e
fedeli al citato illustre Principe ed esimio signore Filippo Maria (Visconti)
viceduca, signore di Milano, Vescovo di Pavia e signore di Cremona etc. etc. e
come al suo signore, in medesima misura, a qualsiasi suo reggente, governatore,
rettore, ufficiale e a qualsivoglia altro avesse fatto le veci dello stesso
signor Filippo Maria Duca etc. etc e a vantaggio degli eredi e dei successori
nel Ducato contro qualsiasi uomo.
E che non avrebbero partecipato, lui e i suoi eredi, mai ad assemblea, confederazione, cospirazione, trattato, né di fatto né per favore. E si sarebbero preoccupati di rendere manifesto ciò quanto prima avessero potuto, per quanto era nelle loro facoltà, e se non lo avessero potuto sarebbero stati di ostacolo e avrebbero fornito il loro totale e incondizionato aiuto affinché ciò non accadesse con esito favorevole. Essi avrebbero fatto ciò in qualsiasi modo a costo di perdere, Pietro e i suoi eredi, la vita o un arto, o essere arrestati a causa di un vile inganno.Giurarono inoltre che avrebbero così agito qualora avessero appreso di danno, ingiurie, affronti contro una persona, anche a costo di perdere qualcosa. E sarebbe stata loro cura riferire qualora individualmente, indirettamente, o in altro modo palese su ciò che si sarebbe dovuto perdere: qualche onore o privilegio che ora essi stessi possiedono o in qualche modo sarà loro concesso o possibile ottenerlo.[1]
E’ un periodo cronologico di quindici anni, usato in antico nei contratti,
negli atti pubblici, nelle bolle papali, ecc… e tuttora conservato nel
calendario ecclesiastico. Cominciò a numerarsi dall’ano 313 dopo Cristo
per decreto di Costantino e il giorno d’inizio variava nei diversi
sistemi: il 1° settembre nell’indizione greca, il 25 dicembre o il 1°
gennaio nell’indizione romana o pontificia.
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