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avrebbero riferito (il castellano e i propri eredi) se avessero saputo qualcosa
su qualcuno o più individui, o in merito a qualsiasi persona, senza nessuna
condizione o compenso, che avevano in animo di fare qualcosa contro il già
citato Filippo Maria signore di … Duca o contro i suoi eredi e discendenti
successori nel Ducato oppure contro governatori, luogotenenti, capitani, capi e
ufficiali.
E
essi stessi avrebbero riferito e avvisato se fosse successo qualche accadimento
che avrebbe riguardato qualcosa che spettava alla pertinenza (del già citato
signore e Duca Francesco Maria) che ora egli aveva, occupava o possedeva sia
nella città che nel Ducato, sia nella diocesi di Milano che
altrove, o in futuro sarebbe accaduto che
lo stesso signor Duca o i suoi eredi o discendenti successori nel Ducato
avessero posseduto.
E
agiranno con grande impegno per recuperare quel che è andato perso per un
qualche motivo e, una volta recuperato, lo manterranno e custodiranno in ogni
tempo.
E
Sardena giurò che se lui o i suoi eredi fossero venuti
a conoscenza che qualcuno avesse voluto recare offesa o tentare di
compiere qualcosa contro il già citato Duca di Milano o contro i suoi eredi e
discendenti successori nel ducato, avrebbero fatto ciò che era nelle loro
possibilità e volontà per il mantenimento della proprietà. Avrebbero inoltre
prestato aiuto e favore. E
se fosse stato
loro concesso di manifestare qualcosa senza licenza speciale del già
citato Signor Filippo Maria non la avrebbero detta a nessuno, né avrebbero
fatto alcunché per diffonderla. Ciò non sarebbe mai accaduto tramite il citato
Pietro, i suoi eredi e discendenti. Niente sarebbe accaduto
che riguardasse o aspirasse alla ricchezza dello stesso illustre Signor
Filippo Maria, dei suoi eredi, discendenti successori del ducato, oppure fosse
attinente l’ingiuria e l’offesa a danno dell’amatissimo Filippo Maria
Duca…o i suoi eredi discendenti del Ducato. E
dichiararono
( Pietro e i suoi eredi ) di non voler
offendere o recare danno ad alcuno o alcuni di essi. E poi il citato
Pietro Sarena se fosse stato interrogato in particolare e in generale, se lo
avesse potuto, avrebbe detto in che modo offrire aiuto e approvazione
all’amatissimo Signor Duca. E
se gli fosse stato chiesto parere su un determinato episodio, avrebbe fornito
all’amatissimo Signor Duca quel consiglio che gli sarà sembrato più
opportuno esporre. E
Pietro Sarena[1]
giurò che mai persona alcuna avrebbe fatto qualcosa con l’aiuto del
castellano, consapevolmente, che avesse riguardato il danno o l’offesa del
citato Signor Duca Filippo Maria…o dei suoi eredi e discendenti successori del
Ducato. E
in tutto e per tutto giurò e promise al citato illustre Signor Filippo Maria
suo Duca e che lo accolse
sulla parola, come viene compreso nella forma di fedeltà reciproca. E
il già citato Pietro Cristoforo ebbe riferito e riferì che al già nominato
Signor Filippo Maria senza eccezione alcuna di fedeltà, sia di tutti che dei
singoli, niente
sarebbe stato compromesso etc. Venne
contenuto, riportato e scritto
con l’eccezione e la difesa di un altro diritto e contrasse ciò sia
con tutte le approvazioni sia con tutte le produzioni dei testi contro tutte e
le singole cose. E
poi il predetto Pietro, a suo nome e a quello del sopra scritto chiese l’aiuto
di un notaio in merito al corrente testo, comparso affinché stipulasse un
pubblico atto. Bartolomeo
riverente in Cristo Padre, per grazia di Dio e della Sede Apostolica per il
vescovo di Cremona e cavaliere riverente in Cristo Padre e Signor Pietro per
grazia di Dio e della
Sede Apostolica e per Grazia dell’episcopato e compagno di spettabili soldati,
signor Castiglione De Beccaria e dei Visconti consiglieri del citato signore. E
poi con testimoni noti e chiamati unicamente e specialmente alla prima
richiesta. S.T.
Io Catalano membro pubblico in merito alle cose papali e cristiane, notaio
autorizzato dall’apostolica e imperiale casata e segretario del citato Signor
Duca…richiesto ho sottoscritto e trasmesso questa carta che mi è stata
affidata. S.T.
Io, Modesto Dicembre De Virgulo, figlio pubblico del Signor Uberto notaio papale
per imperiale autorità, firmai questa carta per comando del soprascritto
notaio.
[1]
Con ogni probabilità Pietro Sardena, castellano del Castello di
Cassano d’Adda, aveva come secondo nome Cristoforo, visto che poche righe
dopo l’autore del testo del giuramento del castellano di Cassano, affermerà
che già in precedenza fece il nome del castellano stesso Pietro Sardena.
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