di: ANGELO CERNUSCHI

 

"Cassano, villa deliziosa della Milanese provincia, ov'ebbe culla l'amata di lei cugina Adelaide Tosi, celebratissima cantante, ebbe pure i natali la bella Marietta.”

Da queste due righe,[1] scritte nell’italiano tipico dell’epoca, apprendiamo che già nel 1828 Cassano d’Adda, ridente cittadina a 30 Km da Milano, aveva dato i natali a due cantanti liriche di rilievo. E, successivamente, darà i natali pure ad altre grandi cantanti; e, cioè, alle sorelle di Marietta, Teresa e Giuseppina, ed alla loro nipote Teresa, che andrà sposa ad Amilcare Ponchielli.

Ruolo di rilievo, dunque, per un paesino di 3.000 anime dove il 19 giugno del 1807 vede la luce Maria Teresa Rebecca Brambilla, come si può agevolmente verificare negli Archivi Parrocchiali.[2]

Papà Gerolamo era fittabile e sia lui che lo zio Luigi facevano parte della Filarmonica di Cassano dalla sua costituzione nel 1800.[3]

Niente di strano, dunque, che il papà e/o lo zio avessero intuito la predisposizione della ragazzina  per il canto e fossero stati colpiti per  le doti che dimostrava, al punto di far loro pensare di farle frequentare il da poco nato Conservatorio di Milano.

Così, il 4/12/1820, la Marietta sostiene, davanti ad una commissione di 6 professori del Conservatorio, l’esame, a cui partecipano altre 17 ragazze, per l’ammissione allo stesso, nel quale,  con giudizio: "Buona voce, e molta disposizione", viene  classificata prima insieme ad altre tre concorrenti. [4]

L’8/7/1821 entra in Conservatorio a Milano, come conferma il "Protocollo di matricola dell'Imperiale Reale Conservatorio di Musica - Per le femmine", [5] precisando che frequenterà da "Gratuita".

Le sue pagelle non sono affatto disprezzabili, come si può vedere dalla tabella più sotto, che riporta tutte quelle che ho potuto rinvenire.

Costante è in tutte le pagelle il giudizio di “grande” per il talento e l’applicazione, con progressione nell’ambito della musica vocale che passa da un “mediocre” iniziale ad un “grande” finale e, nell’ultima reperibile, c’è “Eminenza” come giudizio globale, anche se con poca predilezione per la matematica.

Ebbe come insegnante di canto il professor Secchi [6] che le insegnò a cantare con un metodo eccellente, perché, come vedremo, durante la sua carriera artistica, non ci sarà report da giornale o da rivista che non lo indicherà come uno dei punti di forza della Marietta.

Dopo soli 5 anni, ed esattamente il 17/8/1826, la Marietta si congeda dal Conservatorio, ed è pronta ad entrare, a pieno titolo, in quel mondo della lirica per il quale tanto si era applicata.

In questa carriera darà molto lustro anche alla scuola che l’aveva formata, spesso ricordata dai critici come la base della sua educazione e del suo successo, come si poteva e si può leggere, per esempio, in un articolo, apparso il 12 settembre 1840 sul “Figaro”,[7] a proposito del saggio al Conservatorio di Milano per la fine d'anno, in cui si dice: "I conservatorii italiani! Lablache, Ricci, Mercadante….  sono usciti da essi, come ne uscirono le due Brambilla, l'Assandri, la Strepponi….".

 

    TAV. 1 - TAVOLA RIASSUNTIVA DI TUTTE LE PAGELLE DI MARIETTA BRAMBILLA[8]

 

Legenda:  a.g. sta per “assai grande”; g sta per “grande”; m per “mediocre”; p per “poco”; n per “nessuna” per i giudizi parziali; mentre per quelli globali c’è la E per Eminenza; A.E. per “si avvicina all’Eminenza”, e poi i giudizi 1, 2 e 3 indicano livelli più bassi.

  LA VOCE

 “La voce della Marietta Brambilla era una delle più belle voci di contralto, anzi la più bella dopo quella della Pisaroni. La sua estensione era di due ottave: le note di primo registro, dal sol basso sino al sopra la seconda linea, incantavano per la varietà dei timbri vellutati, ed alle volte un po' velati, che abbiamo segnalato sopra. Essa inteneriva e commoveva fino alle lagrime coll'accento che sapeva mettere nelle frasi musicali confidate alla prima metà della sua voce; e nella seconda parte, dal al sol (al disopra della 5a linea sempre chiave di sol), era d'una omogeneità perfetta, vibrante, nutrita, ed esprimeva benissimo i sentimenti, tanto di forti dolori, come di rassegnazione coraggiosa e di tenerezza esaltata. Gli slanci patetici davano alle sue note elevate un colore particolare: non era il grido della disperazione, non l'accento straziante dell'angoscia, non il furore della donna oltraggiata; no, era il grado supremo del vigore di sentimenti nobili, grandi, ma femminili, che precedevano questi slanci.

Era il vero slancio! Questa voce, così perfettamente impostata, dalla prima sino all'ultima nota, era docilissima alla vocalizzazione; e ne fanno prova i successi ottenuti nella Cenerentola, nell'Italiana e nella Semiramide.

La Brambilla aveva consacrato degli anni, e non dei mesi, come ora usasi, allo studio dell'arte sua; sapeva fraseggiare e declamare, sapeva calcolare la sua respirazione in modo da non offendere mai l'orecchio di chi l'ascoltava (cosa che pur troppo accade spesso ai nostri giorni). Essa poteva allargare la melodia per questa facoltà respiratoria; vocalizzava in legato e non in staccato senza l'aiuto del mento: conservava sempre una posa nobile e dignitosa, dando alla sua fisionomia, così dolce e simpatica, quell'espressione sorridente, che dispone il pubblico in favore dell'artista, senza giammai incutergli la menoma inquietudine sull'esito della esecuzione.”

Così il Panofka Emilio, in un suo libro dedicato alle voci di cantanti celebri.[9] E questo giudizio riassume quelli di molti altri commentatori di diversi giornali e di diversi periodi, 3 spiegando molto bene perché ancora oggi venga ricordata.

Non mancarono, però, anche le stroncature, di cui la più famosa fu quella del Listz. [10]

Ma in generale i giudizi erano fortemente positivi sia per la voce che per il comportamento, come ci dice ancora il Panofka 9 : “Noi siamo lieti di poter offrire questo omaggio ad una grande artista, … che nella sua gloriosa carriera ha, non solo lasciato memorie incancellabili, in tutti quelli che l'hanno udita, ma che ha altresì saputo sempre inspirare la più alta stima alla scelta società che frequentò in Italia, in Francia ed in Inghilterra, per preziose qualità di donna, per cuore eccellente, per eletto conversare, per spirito assestato, per una grande indulgenza verso gli altri, e per assoluta mancanza di gelosia;...”

Affermazioni tutte confermate dai giornali dell’epoca.3

Ed anche per l’aspetto fisico o scenico, ad esempio, “Il Censore Universale dei Teatri”[11] dell’ 8/5/1829, scriveva: "Il suo personale è per la scena dei più felici; vivacità d'occhio, bellezza di fisionomia, struttura ben disegnata di corpo sono le sue fisiche doti accompagnate da una voce di contralto la più omogenea, anche flessibile, ed educata da un buon metodo di canto.”

 

 CARRIERA ARTISTICA

“Terminati in quel cospicuo Istituto (ndr. il Conservatorio) i musicali suoi studi, frutto de' quali furono il pieno aggradimento de' suoi maestri ed il duplice premio, onde fu coronata, nel suo soggiorno in Milano in seno di sua famiglia teneva sempre ardente negli intelligenti di musica il desiderio di udirla; e già alle richieste in proposito o per peso d'invito, o per influenza di parentela, o per forza di amichevole relazione era pur d'uopo, che tratto tratto la giovinetta piegasse.

Fu per tal guisa, che la vaga Marietta recossi a palesare la sua perizia al Casino de' Negozianti, e fu conseguenza di questo fatto, che dessa  ascoltò il progetto di salir sui teatri e per effettuarlo passò accompagnata dal padre nella capitale dell'Inghilterra

La bellissima sua voce, ed il gusto e sentimento del suo cantare, che tutti a lei rivolsero in quella ragguardevole adunanza i suffragi d'una pronunciatissima approvazione, non discesero men poderosi nell'anima dell'Imprenditore del R. Teatro Italiano di Londra, che quivi fra gli uditori sedeva; e per tal guisa il colpirono, che senza esitanza accorse egli ad offerirle il posto di Primo Contralto assoluto sul Teatro da lui condotto. Eccola adunque in carriera ed eccola su quelle scene sotto le spoglie di Arsace nella Semiramide, fatta compagna di madama Pasta, di Curioni e di Galli Giuseppe. I pubblici fogli replicatamente apportatori ci furono del brillantissimo incontro di lei, e fu per essi che andammo istrutti altresì come agli applausi ottenuti andò unita la riconferma del contratto, ma con più lucroso stipendio, per l'anno susseguente 1828. A tanta ventura non mancarono privati onori; e le magnifiche sale dei duchi di Sussex, di Cumberlandia, di Wellington, di Lord Maire e delle più illustri famiglie echeggiarono del suo bel canto. ……assistita da madama Pasta, a lei stretta di affetto, ben può dirsi fraterno, ottenne di percorrere nei mesi, ne' quali in Londra cessano i teatrali spettacoli, diverse città della Scozia per prodursi in quelle con private accademie, e ne ritrasse compensi di lodi e d' interesse.” 1

V’è in questo brano tutta la cronaca dal debutto controverso di Marietta sulle scene, a Londra al Teatro Italiano (il “Morning Post” diede un giudizio positivo sulla sua performance, mentre il “Times” fu piuttosto negativo), ai successi che seguirono poi.3

Sia detto di passaggio, il giudizio controverso dei giornali inglesi bastò perché in Italia si innescasse una polemica tra “I Teatri”[12] (del parere del Times) e “La Gazzetta di Milano” (allineata al Morning Post); polemica che fece conoscere agli italiani il suo nome prima ancora di averla sentita cantare in teatro.

Esordì, dunque, in Semiramide, nella parte d'Arsace, come già detto, con la Pasta e col Galli. Cantò in seguito nel Ricciardo e Zoraide e nella Zelmira di Rossini, nella Margherita d'Angiò di Meyerbeer e nella Gabriella di Vergy di Caraffa.3

“Acquistate palme e fortune in Inghilterra e, fatta ormai celebre, ritornò in Italia. Appena giunta a Milano, le fu offerta una scrittura per la Fenice di Venezia; dove Generali e Coccia avevano scritto, su parole di Romani, due Opere per lei. Comparve alla Fenice nella Francesca da Rimini di Generali, e la parte di Paolo le procurò un insigne successo, che fu bentosto seguito da un altro non meno luminoso nella Rosmunda di Coccia. Alla fine della stagione fu chiamata a Verona per cantare colla Pasta nella Semiramide e nel Romeo e Giulietta di Zingarelli, e in un'altra Opera (ndr. il Malek Adel) espressamente scritta per le due grandi artiste dal maestro Nicolini.

Milano, dove era ritornata, volle alla sua volta applaudirla, e lo poté nella splendida compagnia che occupava le scene del Carcano..e le Opere erano il repertorio, allora in voga, di Rossini, Mayer, Zingarelli ecc.

La fama della giovane artista, ingigantita dai trionfi d'Inghilterra e d'Italia, si era diffusa in Ispagna; e Barcellona fu la prima città che tosto l'acquistò pel suo gran teatro, ove divenne la prediletta delizia del pubblico, e vi passò due anni; e forse la Spagna l'avrebbe tolta per sempre all'Italia, se una malattia, effetto del clima poco confacente alla sua costituzione fisica, non l'avesse obbligata a ritornare a Milano.”

Così ci dice ancora il Panofka,9 che tralascia di ricordare che, sia a Venezia e Verona che a Barcellona, gli inizi furono sempre stentati ed un po’ controversi per lasciare il passo ad autentiche affermazioni, come raccontato anche dai giornali dell’epoca. Inoltre il suo repertorio si era arricchito avendo cantato, oltre alle opere più sopra citate, anche nel Conte Ory e nel Barbiere di Siviglia di Rossini; negli Arabi nelle Gallie, ne I Crociati in Tolemaide e nella Vestale di Pacini; nella Chiara di Rosemberg di L. Ricci e nei Capuleti e Montecchi di Bellini.3 

Canta successivamente a Torino dove: “… quelli che hanno la fortuna di occupar queste scene, possiedono già l'onorevole testimonianza di primo cartello, che apre loro l'ingresso di qualunque altro teatro." (“Il Censore” del 25/4/1832) e poi, a conferma di ciò, il grande balzo per arrivare direttamente alla Scala di Milano.

L’operazione sarà un po’ laboriosa, ma alla fine andrà felicemente in porto.

Difatti, benché “non si può negare alla sig.ra Brambilla né il merito di una bella (ndr.- cancellato, ma visibile) voce di contralto, molto gradevole, né quello di un bel metodo di canto”, tuttavia “è quasi generale l'opinione che non abbia la forza necessaria per sostenere lodevolmente e regolarmente il servizio cui sarebbe preposta ancorché venisse ristretto a sole quattro recite per settimana, come sarebbe convenuto nella relativa scrittura.”

Così recita un documento datato 21/5/1833 che porta l'intestazione di "Protocollo della Direzione Teatrale" e che è indirizzato all'"Eccelsa Presidenza dell' I. R. Governo.[13]

Per cui si vorrebbe sottoporla ad una prova3  ma poi, dopo un suo reclamo, tutto finisce in nulla e, finalmente il 26/12/1833, va in scena alla Scala con la “Lucrezia Borgia”, nella parte di Maffio Orsini che il Donizetti ed il Romani dilatano per darle più importanza, anche se questo comporta uno stravolgimento rispetto alla vicenda narrata dal V. Hugo.

Della serata che iniziò male, per un problema di apertura degli ingressi che generò delle proteste, e finì peggio, in quanto il ballo non fu finito perché "la tela cadde prima che lo spettacolo mimico terminasse" (“Il Censore” dell’1/1/1834), “Il Barbiere di Siviglia” dell’1/1/1834 scrisse: "P.S…. Però non voglio lasciar dire che i maggiori e più bene meritati favori del pubblico furono concessi alla signora Marietta Brambilla, a colei della quale si avevano le minori speranze."

E ancora oggi questo è quanto si ricorda di quella sera [14] e nella sua carriera, non priva di ruoli importanti, le succederà spesso di riuscire a far diventare di successo ruoli secondari, come in questo caso, proprio grazie all’interpretazione di parti orecchiabili che, evidentemente, facevano presa sulla gente.3

“Di più, le Opere seguenti furono scritte per lo stesso teatro (ndr. La Scala) negli anni successivi: il Giuramento di Mercadante, Scaramuccia dei fratelli Ricci, le Nozze di Figaro di Ricci Luigi e Corrado d'Altamura di Ricci Federico; e in tutte queste Opere la parte di contralto fu scritta espressamente per la Brambilla, che brillò pure nel Belisario, nell'Italiana in Algeri, nella Caterina di Guisa di Coccia, nella Vestale di Mercadante, nella Gazza Ladra e nella Saffo di Pacini.” scrive sempre il Panofka9 che dimentica una decina di opere minori da lei cantate in questo periodo. 3

Dal 1833 al 1842 la carriera della Marietta raggiungerà la piena maturità e si svilupperà lungo l’asse Milano-Vienna, nel senso che canterà alla Scala in inverno ed a Vienna in primavera, con un’unica variante, nel 1834-35, che la porterà su quell’asse Parigi-Londra che sarà poi una costante dal 1842 alla fine della carriera, avvenuta nel 1848.

Secondo il Panofka 9 la Marietta andò a Parigi nel 1834 perché: Rossini, … si recò a fare una visita alla Brambilla, e la fece cantare accompagnandola egli stesso sul pianoforte, un pezzo del suo Tancredi. L'impressione della sua bella voce e del suo perfetto canto fu tale sul gran maestro, che le fece all'istante firmare un contratto pel Teatro Italiano di Parigi.”

Seguono periodi molto pieni di impegni perché non solo viaggia continuamente tra Milano e Vienna ma, durante le pause tra le stagioni,  ne approfitta per cantare quasi sempre nelle stagioni delle fiere. Così canta a Brescia (estate 1837), Venezia (autunno 1837), Vicenza (Estate 1838), Trieste (autunno 1838), Bergamo (1839-40), Padova (estate 1841) e anche a Lucca e Firenze; sempre con grandi successi.

Valga, come esempio, questa cronaca da Padova (“Ma al duetto con Semiramide… l'entusiasmo giunse a tanto che perfino le signore non sapendo in qual modo esprimerlo, facevano dalle logge sventolare fazzoletti e sciarpe, e colla voce e colla mano applaudivano e dimostravano l'ammirazione all'esimia artista che le aveva cotanto commosse e trasportate." - Il “Figaro” del 31/7/1841) e quest’altra per la  “Linda di Chamounix” di Donizetti a Vienna, dove fa la parte di Pierotto ("quindi applausi ancora sonorissimi al sopraggiungere della Brambilla, che canta una bellissima canzone melanconica, accompagnata dalla Tadolini e dai cori, e che produce un pieno effetto pel canto purissimo con cui viene eseguita dalla Brambilla. Ei fu a questo pezzo che scoppiò l'entusiasmo del pubblico …. maestro ed artisti furono più volte con un grido unanime di tutto il Pubblico appellati al proscenio.”-  dal “Wanderer” ripreso dal “Figaro” del 28/5/1842).

Periodo felice questo, non solo per i successi in teatro ma anche per quello ottenuto a Corte, come si può verificare dalla descrizione che Donizetti stesso fa dell’evento in una delle sue lettere.[15]

La stagione 1842 a Vienna è stata un grande successo. Ovvio che si potesse leggere sul “Figaro” del 3/8/1842: “Marietta Brambilla - Il trionfo ultimamente riportato da quest'egregia attrice-cantante sulle scene dell' I. R. Teatro di Porta Carinzia in Vienna, le aperse la strada  ad ottenerne di nuovi e parimenti clamorosi, invogliando il direttore del Teatro Italiano di Parigi a scritturarla, come fece, ad onorevolissime condizioni per la p.v. stagione e successive.”

Per ripresentarsi a Parigi (dove “di tutti questi piaceri, il più indispensabile, …., è l'Opera italiana”…. ed “il Teatro Italiano è l'Eden che si creano le giovani pensionarie;..”)3 canterà nell’opera che le ha dato così tanto successo anche a Vienna; e cioè, quella “Linda di Chamounix” che è tanto attesa anche a Parigi ed alla quale Donizetti ha aggiunto un pezzo per la Brambilla.

Il pezzo aggiunto da Donizetti15 è la canzone savoiarda: “Cari luoghi ov’io passai” che si trova anche nel fondo Noseda del Conservatorio di Milano (I n° 334-20)[16], proprio con questa indicazione: “Canzone savoiarda per Pierotto aggiunta a Parigi”.

Ricanta poi più volte, sia a Parigi che a Londra, tutto il suo repertorio (nel quale la fa da padrone la Semiramide), inframmezzando il tutto con delle tournée a Roanne, Orleans, Tours e aggiungendo ad esso due sole novità.

La prima è la “Maria di Rohan” sulla quale si concentra una grande attesa, visto che era già stata data con successo a Vienna e che si propone per la prima volta a Parigi con alcune variazioni ed, in modo particolare, con l’introduzione della parte di Gondi fatta su misura per poter far cantare la Marietta.15

La seconda è il “Matrimonio segreto” di Cimarosa nel quale, sia in teatro che alle Tuileries davanti alla famiglia reale, canterà con la sorella Teresa (lei sarà la zia Fidalma e la sorella sarà Elisetta, la sorella invidiosa)3 consolidando non solo il suo ma anche il successo della sorella (“Mia sorella Teresina sta bene e continua a far furore nel Nabucco, i Parigini sono incantati, ed è veramente straordinario un debutto così felice a Parigi, abbenchè le corone ed i fiori che tutte le sere vi sono cominciano destare gelosia presso le veterane.”[17]).

Assiste anche al debutto a Parigi della sorella Giuseppina con la quale canterà nella stagione di Carnevale del 1846-47 e non disdegnerà di esibirsi nelle Soirées a Parigi ed in Concerti Antichi a Londra, tanto di moda allora presso le rispettive società bene.3

E’ di questo periodo la scrittura delle sue composizioni ed il suo avvicinamento al mondo dell’insegnamento (se ne trova un’eco indiretta e alquanto strana in un articolo di “France Musical” riportato da “La Gazzetta Musicale di Milano” del 6/9/1846, nel quale si dice:“...Se il bisogno d'una nuova classe di canto si fa sentire al Conservatorio, la si affidi a Marietta Brambilla, la più perfetta cantante forse del nostro tempo, e niuno chiederà quali siano i suoi titoli e quali servigi ella abbia reso all'arte del canto."; ed una conferma nella dedica al maestro Auber, direttore del Conservatorio di Parigi, dei suoi “Esercizi e vocalizzi” composti per voce di soprano).3

Eccessivo e adulatorio quel “la più perfetta cantante forse del nostro tempo”, sebbene mitigato da quel forse; ma, certo, anche questo è un indice indiretto della considerazione che la nostra Marietta godeva negli ambienti musicali parigini del tempo.

Ma i fatti del 1848 costringono tutti i teatri a chiudere e poi, secondo il solito Panofka, “la rovina del Teatro Italiano fu una delle tristi conseguenze della rivoluzione del 1848. Gli artisti si separarono, e la Brambilla, intimorita dagli avvenimenti, ritornò a Milano, dove rifiutò le offerte che le si fecero, contristata dall'idea di non più trovarsi con quelle splendide individualità che erano la gloria dell'arte vocale italiana.” 9

Il che non è proprio così vero, visto che tutti, più o meno, continuarono a cantare e anche la Marietta tentò ancora di rientrare nel giro, come testimonia questo annuncio (“Artisti disponibili: "Marietta Brambilla, la famosa attrice-cantante, ….ha divisato riprendere l'interrotto esercizio delle scene, ed è pronta ad accettare quelle onorevoli proposte che farle vorranno le imprese dei maggiori teatri italiani." – “La Fama” del 2/4/1850), ribadito sullo stesso giornale due mesi più tardi, dopo il quale, veramente, non comparirà  più il suo nome, se non per ricordare passate glorie.

Avrà seguito l’affermazione fatta, a proposito di una sua famosa collega 3 : “Beati gli artisti che san ritrarsi dalla scena, quando possono lasciar ancora desiderio di sé!”?.

Sui suoi ultimi anni abbiamo ancora la testimonianza del Panofka ( “….vive a Milano molto ritirata, passando la sua vita contornata da pochi amici che ammirano il suo spirito sempre vivace, e la passione che conserva per la nobile arte che ha esercitato con tanto splendore, e la rara cordialità del suo carattere.”) 9 e quella di un articolo del 27/6/1850 de “La Fama” in cui si dice che la Marietta “spende di presente i propri ozj fra noi ad istruire giovani donzelle.”3

Si ritira, dunque, a vita privata, aprendo, probabilmente, una scuola di canto, così come facevano tanti di questi artisti. Ed è anche  molto probabile che la nipote Teresa sia stata avviata alla carriera di cantante grazie alle lezioni della zia Marietta, visto che non fu mai allieva del Conservatorio di Milano.

Altre notizie, tutte ristrette alla vita personale, potremmo trarle dagli atti notarili che cadenzano gli ultimi anni della sua vita con una certa frequenza per motivi diversi 3; ma non credo sia qui il caso.

Di questi anni è anche il ritratto che si trova al Museo della Scala.

Relativamente a questo ritratto, si trova scritto[18]: “Marietta Brambilla: Tre quarti di figura in piedi. La cantante è vestita di raso bianco e fiorellini. Reca un pizzo bianco all'ampia scollatura. La mano sinistra appoggiata ad una spinetta; la destra reca un rotolo di musica - Brano della Semiramide - Sulla spinetta busto di Rossini, volume di Metastasio e un vasetto di fiori. - Dipinto ad olio su tela di sec XIX  m. 0,90 x 1,15. Ricca cornice in legno intagliato e dorato. Provenienza: dono del Cav. Enrico Semenza - Presumibilmente donato intorno al 1935. Conservazione: buona. Collocazione: Sala Rossini.”

Questo è quanto annota nell’inventario, presumibilmente intorno agli anni 30 del 1900, il responsabile del Museo alla Scala di allora.

Non ci sono difficoltà a capire il perché dello spartito della “Semiramide” nella mano destra, visto che quest’opera fu uno dei suoi cavalli di battaglia lungo tutta la sua carriera; e neanche a capire il perché del busto di Rossini, autore preferito e meglio interpretato dalla Marietta, anche se negli ultimi anni cantò molto Donizetti.

E, siccome penso che il quadro fu commissionato dalla Marietta stessa, come indica la provenienza dal Cav. Enrico Semenza, probabilmente un pronipote della Marietta visto che la sorella Laura sposò Luigi Semenza,3 anche lei ha voluto lasciare di se stessa questo messaggio.

Dalla descrizione, che del quadro ne fa il Vittadini, [19] si ha la notizia aggiuntiva che il dipinto è opera di A. Caimi.[20] 

Un altro avvenimento di questi anni fu il suo matrimonio, avvenuto il 25/7/1857, nella  Parrocchia di  S.Francesco da Paola a Milano,[21] con Francesco Furga-Gornini, nobile, nato a Commessaggio, paese in provincia di Mantova, possidente, dottore in legge e probabile cantante.3

La Marietta ed il marito vivono assieme per pochi anni. E Francesco morì lasciando un testamento non molto chiaro, visto che generò ben 3 cause, sanate poi con un compromesso finale, tra lei ed il cognato Vincenzo.

Un “vasto cancro all'inguine sinistro”3 la toglie da questo mondo a Milano, il 6 novembre del 1875, ma viene inumata due giorni dopo a Cassano, suo paese d’origine e che sempre ha amato.

 

                                                           COMPOSIZIONI

 

A partire dal 1845, o forse anche da prima, la Marietta cominciò a dedicarsi alla composizione.

Data la solida preparazione teorica acquisita negli anni giovanili in Conservatorio, aumentata dall’esperienza fatta in carriera con la frequentazione di quasi tutti i migliori compositori operistici del tempo, ritenne forse di essere in grado anche lei di scrivere musica; attività quasi sconosciuta alle donne.

Nella decisione pesò forse anche l’avvicinamento al mondo accademico di Parigi e fu probabilmente stimolata anche dal successo che avevano in quel periodo le “Soirées” parigine, a cui partecipava spesso, e che erano una grande fonte di guadagno (“… saranno in gran voga le Soirées musicales. I cantanti italiani si faranno il ben di Dio, ché la loro paga per due ariette, o simili, è di 500 franchi a testa.- “Figaro” 11/2/1843).

Scrisse una prima “Raccolta di cinque ariette ed un dettino” per Canto in chiave di Sol con accompagnamento di pianoforte, che vennero pubblicate a Parigi, Londra e Vienna, e anche in Italia da Ricordi. Sono tutte dedicate a donne nobili della società bene d’allora, anche se non è facile capire chi sono. L’ultima, però, è dedicata alla sorella Teresa.

Questo primo esperimento fu accolto con successo, se dobbiamo credere a quanto lei scrive da Parigi a Ricordi [22] (“…. Spero che a questa ora saranno escite (sic!) le mie composizioni, di cui mi faceste dire già un mese fa che erano sotto i torchi, e vi desidero che possano avere il medesimo successo che qui ottengono non che a Londra….).

Probabilmente questo la stimolò a comporre un’altra raccolta dal titolo: “Souvenir des Alpes - Raccolta di sei melodie italiane”: “… le quali, spero saranno migliori di molto delle prime che tentai, le quali, sono quasi assicurata di poterle dedicare alla Regina di Francia,…”. 22 

Le dedicò, invece, alla Principessa Augusta de Montleart e di esse il solito “Figaro” scrisse: "L'egregia Marietta Brambilla ha pubblicate Sei Melodie Italiane di sua composizione, che piacciono moltissimo."

Tutte queste composizioni vengono fatte nell’arco di due anni ma poi la vena creativa si ferma per

non riprendere mai più (almeno per quanto ho trovato finora) e non è dato saperne con precisione il perché.

Sono composizioni piacevoli ed interessanti, tributarie, come avviene sempre per chi comincia, nei confronti di qualcuno e segnatamente, secondo me, del Donizetti, visto la vicinanza con lui in quegli anni, ma che testimoniano anche capacità compositiva e cognizione di causa.

Era, comunque, molto difficile competere coi compositori dell’epoca e, specialmente in Italia la musica da camera, come la Marietta stessa considera queste sue composizioni (“…siasi per cederle le mie nuove composizioni per camera….”,) [23] in quel periodo non va, soffocata com’è dal trionfo della musica operistica.

Dalle lettere si vede che la Marietta tenta di convincere Ricordi, non solo a pubblicarle le composizioni ma anche a pagargliele, sostenendo che altri editori stranieri l’hanno fatto.

Ricordi sa, invece, che, in Italia avranno poco successo, come deve avere comunicato in una sua lettera, visto che la Marietta gli scrive: “Voglio però credere che in Italia la musica da camera non abbia molto valore…”23  e, quindi, si offre solo di addossarsi le spese di stampa; cosa che, alla fine, la Marietta è costretta ad accettare, pur volendo altrimenti.

Gli spartiti di ambedue le raccolte sono stati da me rinvenuti alla Biblioteca del Conservatorio di Musica di Milano ed i relativi testi, come pure le lettere scambiate con Ricordi per la loro pubblicazione, sono riportate nella mia pubblicazione più volte citata e registrate nel CD allegato ad essa.3

Penso interessante anche guardare ai testi delle composizioni citate perché possono, forse, aiutarci a capire qualcosa di più sulla personalità della nostra Marietta.

Essi sono presi da poeti del tempo (la quinta delle sei melodie, però, è scritta dalla sorella Teresa) e sono fondamentalmente tristi ed accorati, benché inneggianti alla gioia di vivere, e all’ideale “bucolico” (Donizetti in una sua lettera l’aveva definita “aspirante al contado”3) con una esigenza d’amore che, forse, non fu riempita dalla vita.

  


[1] Teatro della Fenice – “Almanacco Galante dedicato alle Dame” - Venezia - Orlandelli Editore, 1828.

[2] Archivio Parrocchiale di Cassano d’Adda - Certificati di battesimo - Anno 1807 n° 83

[3] Cernuschi Angelo - “Marietta Brambilla - Una storia cassanese” - Tipolito CFV Treviglio - Novembre 2007.

[4] Archivio di Stato - Milano - Studi Parte Moderna - busta 307

[5] Il documento si trova alla Biblioteca del Conservatorio di Musica di Milano.

[6] Salvetti Guido: “Milano e il suo Conservatorio 1808-2002” - Ed.  Skira, 2003

[7] Giornale, stampato a Milano dal 1835 al 1848, che si occupava di arte e di spettacoli artistici.

 

[8] Archivio di Stato - Milano - Studi Parte Moderna - busta 297

[9] Panofka Emilio - “Voci e cantanti”- M. Cellini e C. - Firenze, 1871.

[10] Liszt Franz: “Pages romantiques” - Libraire Felix Alcan, Paris - Breitkopf et Hartel, Leipzig -1912.

[11] Giornale musicale dell’epoca così come “Il Barbiere di Siviglia” e “La Fama” citati più avanti.

[12] Giornale musicale appena nato.

[13] Archivio Storico Civico - Milano - Fondo Spettacoli pubblici - Cartella 7/1

[14] Parker Roger - “Vecchie storie, nuove edizioni” in Quaderno n° 9 “Lucrezia Borgia” della Fondazione Donizetti, Bergamo.

[15] Zavadini Guido -Donizetti -Vita, musiche, epistolario - Istituto d’Arti Grafiche - Bergamo, 1948

[16] Questo Fondo contiene anche altri pezzi scritti per la Marietta.

[17] Collezione Casati - Museo Teatrale alla Scala - Milano - Lettera del 26/11/1845 di Marietta a Ricordi catalogata con n°54.

[18] Catalogo Oggetti d'Arte e Cimeli”  - Museo Teatrale alla Scala - n° 3075, pag. 38 - Biblioteca del Museo Teatrale alla Scala.

[19] Vittadini Stefano -  “Catalogo del Museo Teatrale alla Scala” del 1940 - Edizioni d’Arte E. Bestetti -  Milano, 1940  pag 153.

[20] Antonio Caimi (Sondrio 1814 - Milano 1877).

[21] Archivio Storico Civico Milano - Estratti dai Registri Parrocchiali  per  gli Atti  di Matrimonio - Anno 1857 - Foglio 35 - Parrocchia di S. Francesco da Paola

[22] Archivio Storico Ricordi – Lettera del 10/9/1846 catalogata come P.I. 5/2 - 4

[23] Archivio Storico Ricordi – Lettera del 1/10/1846 catalogata come P.I. 5/2 - 5

 

Per gentile concessione dell'autore Angelo Cernuschi

Presente nel libro "Le Lombarde in Musica..." della Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica - http://www.donneinmusica.org

2008 Editore Colombo - Roma

ISBN 978-88-6263-008-5

 

La vita e le opere di Marietta Brambilla sono raccolte nel Libro: Marietta Brambilla Una storia Cassanese di Angelo Cernuschi

Il volume è disponibile presso la Pro Loco di Cassano d'Adda o presso l'autore