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La
formula del giuramento del guardiano del castello avveniva in Milano di fronte
al membro che si avvaleva del possesso del castello, in questo caso di quello di
Cassano d'Adda, presso il fiume Adda. Il camparo, cioè il guardiano del
castello, era figlio di altri campari, tutti appartenenti alla stessa famiglia e
che lasciava la funzione di guardiano a un altro membro, possibilmente
appartenente alla sua stessa famiglia. Di generazione in generazione si
trasmetteva il compito e uguali erano i compiti cui il camparo dichiarava di
ubbidire. Si tratta di custodire il castello, di preservarlo da attacchi, di
aprirlo solo alle persone che ne fossero i padroni, di sacrificare anche la
propria vita ai fini di mantener fede alle norme che in Milano giurava di
osservare, proprio di fronte alle persone che ne erano i capi. La formula del giuramento è rimasta inalterata nel tempo e quella, di seguito riportata, costituisce un probante esempio di come in quel tempo si rispettava la parola data. Ê possibile inoltre farsi un'idea del territorio che circondava il castello e di come veniva coltivato. Soprattutto l'acqua ha un peso rilevante sia per le colture che per gli attacchi. Si legge praticamente d'un fiato ed è piacevole osservare come si operava per mantenere quanto giurato, oppure quanto si commetteva, e in che modo, per mantenere una condotta non propriamente limpida e cristallina, ma comunque in sufficiente analogia con quanto solennemente detto e giurato. Prof. Fausto Gilli
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