La formula del giuramento del guardiano del castello avveniva in Milano di fronte al membro che si avvaleva del possesso del castello, in questo caso di quello di Cassano d'Adda, presso il fiume Adda. Il camparo, cioè il guardiano del castello, era figlio di altri campari, tutti appartenenti alla stessa famiglia e che lasciava la funzione di guardiano a un altro membro, possibilmente appartenente alla sua stessa famiglia. Di generazione in generazione si trasmetteva il compito e uguali erano i compiti cui il camparo dichiarava di ubbidire. Si tratta di custodire il castello, di preservarlo da attacchi, di aprirlo solo alle persone che ne fossero i padroni, di sacrificare anche la propria vita ai fini di mantener fede alle norme che in Milano giurava di osservare, proprio di fronte alle persone che ne erano i capi.

La formula del giuramento è rimasta inalterata nel tempo e quella, di seguito riportata, costituisce un probante esempio di come in quel tempo si rispettava la parola data. Ê possibile inoltre farsi un'idea del territorio che circondava il castello e di come veniva coltivato. Soprattutto l'acqua ha un peso rilevante sia per le colture che per gli attacchi. Si legge praticamente d'un fiato ed è piacevole osservare come si operava per mantenere quanto giurato, oppure quanto si commetteva, e in che modo, per mantenere una condotta non propriamente limpida e cristallina, ma comunque in sufficiente analogia con quanto solennemente detto e giurato.

    Prof. Fausto Gilli

 

 

Il documento è tratto da: “I quaderni del Portavoce” n. 13 “Il Castello di Cassano” di Don Carlo Valli – Nel libro il documento è  in latino, ed è stato tradotto in lingua italiana dal Prof. Fausto Gilli.

                                                                                                    

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