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La chiesa di San Dionigi in Cassano d'Adda

La incantevole Brianza, dalle falde meridionali delle sue prealpi si allarga in un altipiano ondulato che termina nelle sue propaggini estreme, in un alto costone boscoso, lambito al piede dal corso sinuoso dell'Adda.

Là dove il costone volge da mezzodì a ponente, formando un arco convesso di fronte a Treviglio, si affaccia e si snoda in modo pittoresco Cassano d'Adda, col suo massiccio castello medioevale, con le sue torri, con la serie dei palazzi, delle sue ville, dei suoi giardini, alto sulla valle sottostante, che si estende sconfinata a perdita d'occhio, in un panorama meraviglioso, punteggiato   di

campanili, di chiese, di caseggiati bianchi, nella verde campagna.

Nel cuore di Cassano, sopra un poggio ridente si erge la Chiesetta-Santuario di S. Dionigi.

 

 

Fotografia di Angelo Cernuschi

La chiesa di S. Dionigi durante la nevicata del dicembre 2005

La chiesa di S. Dionigi durante la nevicata del dicembre 2005

Architettura severa del '600

Saliamo l'erta gradinata; traversiamo il breve piazzaletto, antico cimitero, diamo uno sguardo alla colonna di S. Barnaba, all'abside antica fiorita di rampicanti che profumano il Santuario. La facciata a capanna è semplicissima: architettura severa del '600 lombardo che si anima di colpo. Il portale infatti ha data del 1610. Due lesene ad angolo sostengono l’armonia del timpano profondo sull'incrocio ad angolo ottuso, e appena accennata sulla linea orizzontale che delinea il corpo della facciata.

La Colonna di S. Barnaba in fondo alla scalinata

Il portale sobrio è sormontato da una finta finestra a Tabernacolo rettangolare con timpano. Tale finestra è elemento soltanto decorativo e non pratico. Recava un affresco cancellato dalle intemperie, raffigurava la SS. Trinità.

Due sobrie finestre affiancate a quella centrale decorativa illuminano l’interno della Chiesa.

Entriamo. Qui è tutta una festa di colori che ride a noi dagli affreschi mirabilmente vivi che l'arte del Cinisello, del Fiamminghino, del Montaldi, di Martino Veronese ha profuso sulle pareti, sul frontone, sulle volte e sulla tazza dell'abside per la gioia dei nostri occhi e per la devozione dei nostri cuori.

Grandi ritmi architettonici in parte effettivi, in parte dipinti e in parte stuccati, cedono spazio a due altari laterali della Madonna del Miracolo e di S. Giuseppe. Ad un metro e mezzo dal pavimento sulle pareti lisce il Fiamminghino e il Cinisello raccontano la leggenda di S. Dionigi. Corre all'altezza di sei metri dalla base un ricco cornicione di stucco bianco per il gioco di putti e ghirlandelle.

Gli affreschi narrano le leggende che fanno cosi caro S. Dionigi ai Cassanesi. La pala dell’altar maggiore è del Cinisello e descrive S. Barnaba apostolo, che, fermato dall’Adda rigonfio, nel suo viaggio da Milano a Brescia, approfitta della sosta forzata per evangelizzare i cassanesi e lascia a ricordo della sua predicazione una Cappella dedicata al Salvatore, e la colonna che ancora si conserva sul sagrato. Quattro grandi affreschi raccontano la vita di S. Dionigi Arcivescovo di Milano predecessore di Sant’Ambrogio. Esaminiamo il primo, che si trova in Presbiterio al lato del Vangelo. Un imperatore seduto sul trono, attorniato da suoi ufficiali, sta per pronunziare una sentenza. Deve trattarsi di sentenza ben grave se e compiuta con tutte le solennità notarili e gli animi degli astanti ne sono cosi impressionati, come si rivela dall'espressione del volti.

La condanna all'esilio di S. Dionigi

Fotografia di Gigi Cernuschi

Il Vescovo in esilio

 

Il reo chi è? Quel vescovo in abiti pontificali che sta dritto dinanzi al Principe.

Veramente, al vederlo, col braccio alzato verso l’imperatore si direbbe che invece di attendere una condanna sta per pronunciarla. Chi sono questi personaggi?

L’imperatore Ariano Costanzo, che nel concilio di Milano del 355, dove erano convenuti più di 300 vescovi, per pronunciarsi sulla disposizione di S. Attanasio, campione intrepido della fede cattolica, e sull’eresia ariana, condanna all’esilio S. Dionigi con S. Eusebio di Vercelli, S. Lucifero di Cagliari e molti altri che non si piegano all’arbitrio imperiale.  

Fotografia di Enzo Motta Gruppo GAEM

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